Ho provato a raccontare ai miei figli i ricordi di quando correvo in moto e : “…. mi battevo contro il Colonnello Rolf Withoff, della Repubblica democratica Tedesca, e il colonnello arrivava secondo …..”, non sono mai riuscito ad andare oltre, piuttosto se la svignavano dicendo che avevano i compiti da fare; ho provato a raccontare di quando: “… ho combattuto con le truppe che hanno vinto la guerra più lunga del secolo scorso, la guerra fredda, battendomi contro le temibili truppe del patto di Varsavia ….”., stesso risultato; quindi scrivo qui, ve la svignerete anche voi quarantini, ma almeno potrò rileggere io e conservarne la memoria, forse i miei nipotini …….?
 

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D’Annunzio il Vate d’Abruzzo, la passione per gli acronimi i suoi motti per i battaglioni Alpini “D’Aquila Penne Ugne di Leonessa”, poi dopo “Come valanga scendo come tormenta salgo” e mio padre che, di questi illustri natali letterari per quelle frasi scritte intorno a quella foto da sempre campeggiante nell’ingresso di casa a Roma, non né immaginava nemmeno l’esistenza, ma raccontava la fatica,negli Anni del dopoguerra là sui fragili confini con la Jugoslavia.

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Parlare della "40" è parlare di un'emozione; un sentimento che inorgoglisce chi ne ha fatto parte. Un periodo che ha lasciato in noi una forte impronta.
Tutti sappiamo quanto sia difficile creare un gruppo simile, in qualsiasi settore. Specie poi se si parte da una compagine di ragazzi poco più che ventenni, per molti dei quali la chiamati alla leva è una perdita di tempo.

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sola di Sjaelland, Danimarca. Settembre 1983.
 
La Forza Mobile del Comando Alleato in Europa simula la difesa dell'isola di Copenaghen da un attacco condotto dal Patto di Varsavia. Grazie a Dio nessuno morirà in battaglia, ma per il resto tutto sarà maledettamente realistico, come sempre. Specie per noi Artiglieri Alpini. Il battaglione Susa ha ricevuto l'ordine di occupare la sua posizione difensiva. La 40a è in supporto diretto. Gli ufficiali osservatori sono già con le loro compagnie. Il comandante Giorgio Battisti ha già raggiunto il posto comando di battaglione da dove dirigerà il piano di fuoco difensivo, a protezione dei capisaldi.

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Aeroporto “Cristoforo Colombo” di Genova ore tre del mattino, su una pista gialla dalle luci che la illuminano lanciata verso un mare color piombo sono fermi gli “Hercules” che ci porteranno in Danimarca sto lì prendo dei gettoni e telefono a Roma :<<ciao Papà>> e lui :<<ma che ora è>> lo informo sull’orario e gli chiedo :<< mi passi Mamma>> parlo con mamma :<<ciao mamma sto partendo per la Danimarca>> proseguo la conversazione  Chissà se sono riuscito a tranquillizzarla, comunque partiamo

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Sono passati oramai più di trent'anni dagli avvenimenti che cercherò di narrare ed é strano che un anno nella Vita lasci una traccia così profonda ,perciò non ho invidia di chi si è sottratto al servizio Militare anche semplicemente “imboscandosi".

Nei tre giorni di oramai lontana memoria rispondendo alle domande del test, in particolare alla domanda “ arma in cui  desideri prestare il servizio militare “ risposi senza esitazione “Alpini”.

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Questo mio racconto non riguarderà una persona od un singolare episodio di vita alpina ma sarà la storia di una compagine compatta e motivata che, alle tradizioni e capacità di operare in montagna, univa una competenza tecnico – professionale unica in quegli anni per l’Esercito Italiano: la 40a batteria del gruppo artiglieria da montagna “Pinerolo” della Brigata alpina “Taurinense”.

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